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F U L V I O      T R I V E L L I N

PENSIERO PRIMITIVO, PENSIERO MAGICO E PENSIERO CIVILIZZATO : Sintesi di ipotesi niente affatto nuove

Analizzando le leggende sulla stregoneria entro l’ambito geo-culturale cosiddetto valdese, comparato a quello cattolico circostante, mi occupai, tra l’altro, delle credenze di natura magistica che parevano fungere da sostrato alle predette leggende. In quella sede mi limitai a costatare, da un lato, la diversa interpretazione di credenze magiche fra area cattolica e area valdo-protestante, attestata dal materiale leggendario orale; dall’altro evidenziai il diverso trattamento riservato alle mentalità esterne alle certezze e alle conquiste della «civilta».

Il problema in oggetto divenne sempre più rilevante volgendo l’attenzione alle cosiddette leggende metropolitane e, soprattutto, approfondendo le tematiche connesse all’esistenza dei «nuovi culti», delle «nuove religioni», del «neosatanismo», ecc., ovvero del magismo tout court in occidente, sia di natura individuale che collettiva. Le pagine che seguono rappresentano una sintesi alquanto provvisoria e necessariamente schematica d’un ripensamento in atto volto a tentare di rendere conto di tali problematiche.

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IL LEGGENDARIO DIABOLICO-STREGONESCO ALPINO. L’ambito Valdese: un primo abbozzo di ricerca

di FULVIO TRIVELLIN

 

0. Lo studio delle espressioni narrative popolari è assai vasto, in quanto appare difficile, per certi versi, delimitarne l’ambito. Infatti, se cerchiamo di cogliere i differenti significati dei generi popolari, ci rendiamo subito conto di quanto possano divergere definizioni e loro ampiezza.

Cosa si intende, ad esempio, per leggenda e cosa, eventualmente, la distingue dalla fiaba, dalla favola, dalla novella o, ancora, dal mito, dall’exemplum, dalla saga, dal märchen, ecc.?

Per tutti o quasi, trattasi di generi diversi relativi alla cosiddetta narrativa popolare o folclorica, inizialmente orale e in seguito scritta, vale a dire di modalità diverse di espressione di temi, strutture o motivi legati, per un verso o per l’altro, al popolo, sia che provengano direttamente dalla elaborazione popolare ovvero che, dopo essere state elaborate in ambienti colti, siano state recepite dal popolo (contadini, cittadini, montanari, ecc.). Da questo punto di vista, i gialli o gli «Harmony» o altra letteratura «di genere» (la fantascienza, la fantasy, quella erotica, l’horror, ecc.) possono essere considerati, per quanto in modo diverso, narrativa popolare (naturalmente scritta).

Si è parlato di generi narrativi popolari, nel senso che gli studiosi non sembrano in grado di fornire una definizione precisa e univoca delle differenze che esistono nel campo della espressione narrativa orale (e, per certi versi, scritta), intesa come trasmissione a qualcuno da parte di qualcun altro di un particolare messaggio o contenuto comunicativo detto storia.

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FATE, STREGHE, SELVAGGI E ALTRI FACITORI DI PONTI, ROCCE, CULTURA E TERRITORI. Eroi e demiurghi nelle leggende delle Valli Valdesi

(inedito)

0. In un articolo comparso su questa rivista alcuni anni or sono, ebbi a evidenziare, di contro alle osservazioni altrove avanzate da Christian Abry e di Alice Joysten su «Le monde alpin et rhodanien»[1], come esseri all’apparenza malvagi e facitori di modificazioni territoriali, fossero – in realtà – sì facitori ma non malvagi, bensì indotti ad assumere un determinato atteggiamento per il comportamento degli umani nei loro confronti. In quella sede, poi, premendomi evidenziare – appunto – la non correlazione fra inclinazione al male e condotta malvagia verso l’umana specie, non ebbi a soffermarmi su ciò che, viceversa, appare centrale in questa sede: il ruolo di fate, selvaggi e altre figure immaginarie ai fini della conformazione del territorio e delle sue articolazioni anche di ordine culturale e umano.


  [1]) Christian Abry, Alice Joysten, Êtres fantastiques conducteurs de coulées dans les Alpes. Du hasard et de la nécessité des spéculations dans la narration, in «Le monde alpin et rhodanien», 23 (1995), 1° trimestre, pp. 39-66. Il riferimento è a Fulvio Trivellin, Dalle catastrofi leggendarie ai cicli fiabeschi in area valdese. Ipotesi di ricerca e di connessioni tra leggende e fiabe, in BSSV, n. 183 (1998), dicembre, pp. 45-76.

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